L’elogio dell’Epica se Seneca avesse pensato in positivo

L'elogio dell'Epica se Seneca avesse pensato in positivoL’elogio dell’Epica se Seneca avesse pensato in positivo

Leggendo “La brevità della vita” dell’ autore, filosofo, politico romano (4 a.C. – 65), ci può imbattere in questo brano che sostanzialmente afferma che “ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire”.

Ho provato ad immaginare un Seneca al positivo. Cosa avrebbe potuto scrivere il filosofo se avesse adootatto un paradigma positivo?

Elogio dell’epica.

“Chi infiamma la sua vita e gode per i progetti del futuro ed i risultati del presente. E chi è consapevole di ogni suo attimo, chi affronta ogni suo giorno come fosse l’ultimo e sa ciò che domani farà, è forte. Ogni ora vive il suo desiderio e se ne compiace. Nulla è scontato, tutto è da scoprire., da assaporare. Del resto dispone la volontà della sorte: la vita è da vivere. La si può misurare, senza esagerare, misurare come del cibo per nutrire l’affamato, che necessita energie e sa trovarne il limite.
Si può comprendere (non credere) che chi è stato al mondo a lungo, oltre ai bianchi capelli ed alle rughe abbia veramente vissuto.

Come comprendere che chi ha poco o molto navigato in vasti spazi, sorpreso da tempeste, all’uscita del porto abbia retto il timone, ponendo mano ai terzaroli e aggiustando le vele sapendo sfruttare ogni  turbinio del vento, mantenendo la rotta, fino alla sua meta.

Che ne pensate?

Dall’elogio della vita all’elogio di una vita epica.

L’elogio dell’Epica se Seneca avesse pensato in positivo, come disse Caio Giulio Cesare: “Gli uomini a un certo momento sono padroni del loro destino!”

 

 

 

 

 

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